L'ORIGINE DEL NATALE

INTRODUZIONE

Per natura l'uomo tende a seguire la folla, sia nelle cose giuste che in quelle sbagliate, si segue molto la tradizione dei padri e nessuno si chiede se è giusto o sbagliato festeggiare il Natale. Dicembre è un mese nel quale, apparentemente, tutti diventano più bravi, buoni, ci si scambia regali e la gente sembra più unita in rispetto agli altri mesi dell'anno. Spesso è difficile per noi credenti far capire ai propri figli perché l'albero di Natale, il presepe e vari addobbi non vanno fatti. ( Efesini 5:15-17; 1Pietro 1:18-19). Dal 17 al 23 Dicembre si celebravano i Saturnali, mentre il 25 Dicembre l'Imperatore Aureliano (270-275 d.C.) diede molta importanza al culto del sole e, nel 274, dichiarò il 25 dicembre natale del Sole Invitto. (I Saturnali sono un ciclo di festività della religione romana, dedicati al dio Saturno, avevano inizio con banchetti, sacrifici che finivano con orge; i partecipanti usavano scambiarsi l'augurio accompagnato da piccoli doni simbolici, dette strenne). Sempre nella stessa data i fedeli del dio Mitra (Mitra è un'importante divinità dell'Induismo e della religione persiana. Mitra è anche il nome di un dio ellenistico e romano, che fu adorato nelle religioni misteriche dal I secolo a.C. al V secolo d.C. Non è chiaro quanto vi sia in comune fra questi due culti.) celebravano la festa del loro dio, nato dalla pietra e portatore della nuova luce: "Genitor luminis". La sera del 24 Dicembre i mitraisti e molti altri che li imitavano, accendevano dei fuochi per aiutare il sole a salire più in alto sopra l'orizzonte. L'unione del culto ufficiale del "Sole Invitto" con la religione mitraica era molto importante nell'ambito dell'aristocrazia romana. Costantino, primo imperatore cristiano, in un intento tanto politico che religioso, volle realizzare una sorta di simbiosi fra il culto ufficiale del Sole, in cui era stato allevato e da cui si diceva protetto, il culto di Mitra e il cristianesimo che si presentava come la religione del futuro. È sotto il suo regno che appare la festa del Natale. Tutte le predicazioni cristiane che rimangano su questo giorno di Natale, insistono sul fatto che "Cristo è il nostro nuovo sole". Così la festa di Natale raggiunse, sdoppiandola, la festa della luce già celebrata dalle Chiese d'Oriente. Roma, assai presto, si è sforzata di imporre questa festa della natività a tutto l'impero. Fu introdotto nei principali centri della cristianità in anni diversi. Nella città di Cappadocia nel 373 d.C. da Gregorio di Nissa; nel 383 d.C. ad Antiochia da Gregorio di Nazianzo; ad Alessandria intorno al 400 d.C.Nel corso del IV secolo questa data andò acquistando credito, ma le feste pagane di questi uomini erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite dall'influenza del Cristianesimo. La festa pagana, con le sue baldorie e gozzoviglie, era talmente popolare per i "cristiani" che furono ben contenti d'aver trovato una giustificazione per perpetuare la celebrazione con pochi cambiamenti sia nello spirito, sia nell'usanza. Così per quei pagani che si convertivano al cristianesimo si trovò la motivazione necessaria per cominciare a considerare la loro festa pagana del 25 Dicembre (giorno Natale del dio sole), come se fosse il giorno Natale del Figlio di Dio. Questi popoli, però, erano cresciuti in un mondo pieno di costumi pagani con i suoi divertimenti, le sue baldorie e le gozzoviglie che non volevano abbandonare assolutamente! Fu così che il Natale s'infiltrò gradatamente nel mondo occidentale. Possiamo chiamarla o definirla come vogliamo ma rimane sempre la vecchia festa pagana in onore del dio Sole! L'unico cambiamento sta nel fatto che lo chiamiamo il Natale di Gesù anziché "Natale dell'invincibile Sole". In seguito, per questa data del 25 Dicembre, i falsi ministri di Dio fecero fare dagli artefici delle piccole sculture di gesso o d'altra materia e tra queste una raffigurante il "Bambino Gesù"...così questi falsi dottori portarono un piccolo simulacro alla bocca degli uomini per farlo baciare, dando falsamente a credere che rappresentasse il bambino Gesù. La Parola di Dio ormai non aveva alcun valore: "Da ora in poi, noi non conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così" (2Corinzi 5:16). Il Signore Gesù non può essere nato il 25 Dicembre perché non esiste alcun riferimento biblico che indichi questa data e nella Parola di Dio non è menzionato né il mese, né il giorno della nascita del Salvatore. I Vangeli escludono la possibilità che Gesù sia nato d'inverno per le seguenti ragioni: In Palestina la temperatura media e di 7°C. I mesi da Dicembre a Febbraio sono periodi piovosi durante i quali talvolta cade anche la neve. In Giudea i pastori non più tardi del 15 Ottobre riportano il loro gregge al riparo per proteggerlo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Nei Vangeli, invece, si legge che la notte in cui ebbero l'annuncio della nascita del Salvatore, stavano facendo la guardia al gregge all'aperto (Luca 2:8). Infatti: "Era una antica usanza, tra i giudei di quei giorni, di condurre i loro greggi all'aperto, nei campi, intorno alla Pasqua ( all'inizio della primavera) per poi condurli a casa all'inizio delle prime piogge" Anche la Bibbia prova che l'inverno è una stagione molto piovosa (C.d.C. 2:11; Esdra 10:9-13). È anche importante ricordare che i genitori di Gesù erano andati a Betlemme, perché l'imperatore Romano Cesare Augusto aveva deciso il censimento di tutto l'impero Romano e Dicembre come mese, non sarebbe stato felice per incoraggiare i sudditi spesso ribelli, ad ubbidire (Luca 2:3-7). Nei Vangeli non si parla della presenza di nessun bue o asino nella stalla che riscaldarono Gesù nella fredda notte di Natale (Luca 2:1-7). Noi Evangelici non riconosciamo questa festività perché non esiste alcun riferimento biblico alla data del 25 Dicembre. Dunque, la tradizione del Natale non proviene dalla Bibbia. Del resto gli evangeli parlano di Gesù solo come Salvatore (Luca 2:11).

SIMBOLI DEL NATALE

ORIGINE DELL'ALBERO DI NATALE

Si narra che Nimrod, nipote di Cam, che a sua volta era uno dei tre figli di Noè, fu il fondatore del sistema babilonese. Quest'uomo edificò la torre di Babele, la città originale di Babilonia, l'antica Ninive. Nimrod, in ebraico deriva da "Marad" che significa "si ribellò". Da molti scritti antichi si apprende molto su quest'uomo, che iniziò la grande apostasia la quale avrebbe poi dominato il mondo fino ad oggi. Nimrod era così malvagio e perverso che sembra abbia sposato la sua stessa madre, il cui nome era Semiramis. Dopo la morte prematura di Nimrod la sua moglie-madre Semiramis propagò la dottrina malvagia della sopravvivenza di Nimrod come essere spirituale, che appariva ogni anno (il 25 Dicembre) in un albero sempreverde, lasciando dei doni su di esso; furono queste le origini del cosiddetto "Albero di Natale". Nel corso delle generazioni successive la tradizione babilonese trasformò Nimrod in un falso Messia, il "Figlio di Baal", il "dio Sole". Nel sistema babilonese la "Madre e il bambino" (Semeramis e Nimrod) divennero poi il principale oggetto d'adorazione. In seguito tale venerazione si sparse in tutto il mondo ed entrando a fare parte di culture diverse si cambiarono solo i nomi. In Egitto la madre e il bambino divennero "Iside e Osiride". In Asia "Cibele e Attis"; nella Roma pagana "Forturla e Giove fanciullo". Anche in Grecia, Cina, Giappone e perfino nel Tibet esisteva tale usanza, molto tempo prima della nascita di Gesù Cristo. Oltre all'albero sempreverde di Nimrod, anche in altri popoli pagani germanici usavano decorare le loro case con piante sempreverdi, che consideravano come sede degli spiriti della vita e della fecondità. Alcune di queste piante sempreverdi come il pungitopo e il vischio, non soltanto erano vitali nelle gelide stagioni invernali, ma producevano perfino dei frutti, a riprova della loro fertilità. Questi alberi o arbusti, erano, quindi decorati con luci e fronzoli diversi. Ad esempio i Druidi, sacerdoti degli antichi popoli celtici, i quali abitavano soprattutto nel moderno Galles, in Gran Bretagna, adornavano, nel periodo di fine anno, i rami di questi alberi con mele decorate. Si crede, generalmente, che il primo albero di Natale sia stato introdotto da Bonifacio, missionario inglese del VIII secolo che addobbò un albero come tributo al Bambino Gesù. Questo rito sostituì i sacrifici che erano celebrati ad Odino (maggiore divinità delle popolazioni scandinave e germaniche), durante i quali, le viscere dei nemici dei suoi fedeli erano sparse sopra degli alberi d'abete, come delle ghirlande, dopo di che erano bruciate. Nell'Italia settentrionale e in molti paesi del centro Nord dell'Europa i doni sono appesi ad un albero, che rappresenta il centro rituale della festa. Il sentimento popolare lo ricollega alla leggenda della croce formata con l'albero spuntato dalla bocca del morto Adamo. A tal proposito la Bibbia afferma: "Così parla il Signore: "Non imparate a camminare nella via delle nazioni, e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni quelle che ne hanno paura. Infatti i costumi dei popoli sono vanità; poiché si taglia un albero nella foresta e le mani dell'operaio lo lavorano con l'ascia; lo si adorna d'argento e d'oro, lo si fissa con chiodi e con i martelli perché non si muova. Gli idoli sono come spauracchi in un campo di cocomeri, e non parlano; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non li temete! perché non possono fare nessun male, e non è in loro potere di far del bene". Non c'è nessuno pari a te, Signore; tu sei grande, e grande in potenza è il tuo nome". In questi versetti sembra esserci una perfetta descrizione dell'albero di Natale. Tutto quanto é tradizione e paganesimo é detestato da Dio: "Allora vennero a Gesù da Gerusalemme dei farisei e degli scribi, e gli dissero: "Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? poiché non si lavano le mani quando prendono cibo". Ma egli rispose loro: "E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione"? (Matteo 15:1-3).

IL VISCHIO

Appoggiata gentilmente su un ramo, tra la terra e cielo, sembra una creatura delicata, invece è un semiparassita. È considerata pianta augurale per eccellenza per le diafane bacche perlate. È interessante soffermarci sulle credenze, virtù e riti magici che questa pianta rappresenta. Le attuali popolazioni nordiche, discendenti dai Celti che l'avevano portata alla gloria degli altari, l'hanno sempre ritenuta frutto di misteriose forze celesti. Il giorno del solstizio d'inverno, i sacerdoti Celti, cercavano nei boschi quello rarissimo, che nasce sulle querce. Perché proprio quest'albero? Quercia, dal latino "rubur" significa forza, vigore; per l'aspetto maestoso era sacra a Wotan-Odino, re degli dei, che la interrò con le sue mani a Dodona, dove formò un bosco che con lo stormire delle fronde forniva infallibili oracoli. A Roma la corona civica era fatta di foglie di quercia. I Celti adoravano l'ordinatore del mondo nei più nobili santuari da lui creati: le foreste di quercia. I loro sacerdoti, i Druidi, erano i "conoscitori della quercia", l'albero sacro emblema della forza vitale. Il naturale ornamento della quercia, il vischio, era considerato per la sua origine misteriosa una pianta magica in grado di guarire tutti i mali. Veniva raccolto la prima notte dell'anno con un falcetto d'oro dal capo dei Druidi e lo si lasciava cadere su un lenzuolo di lino immacolato, poiché, si diceva, toccando il suolo avrebbe perso i suoi poteri magici. Poi, seguiva il sacrificio di due torelli bianchi: le vergini vestite di bianco portavano il vischio verso l'acqua lustrale raccolta in un bacile con cui si aspergeva la folla, augurando pace, amicizia e buona salute. Nel medioevo guaritori e streghe preparavano elisir d'amore e pozioni magiche medicamentose. I rami della pianta, infine, accuratamente essiccati e trattati con opportuni riti contro il malocchio, si conservano tutto l'anno nelle abitazioni, per tenere lontano gli spiriti malefici del diavolo. Quest'ultima usanza non è stata dimenticata; alla fine dell'anno il vischio compare nelle vetrine dei fiorai ed è un regalo propiziatorio che gli amici più superstiziosi accettano volentieri. Ancora oggi c'è chi crede che passare sotto una pianta di vischio o baciarsi sotto il vischio magico a Capodanno, porti amore e felicità e che donarlo con un tralcio d'agrifoglio significhi augurare una vita lunga e felice, una buona salute e protezione dalle forze malefiche. Così, ad ogni Natale, la cristianità adorna le proprie case con piante legate alle tradizioni. Sono tutte sempreverdi e probabilmente proprio a questa caratteristica devono il fatto di essere considerate come portatrici di buona fortuna fin dai tempi antichi e noi le abbiamo collegate al solstizio come pure l'abete. Nell'inverno, infatti, tutti gli alberi sono brulli, apparentemente morti e il sole si fa pallido, quasi stesse spegnendosi; le piante sempreverdi, invece, sono le sole a ricordarci che la vita continua e che la primavera non è lontana. Il verde è sempre stato l'immagine della natura, della fertilità e della prosperità, così come l'albero verdeggiante è l'emblema di ciò che è vivo e fiorente. Nella religione egizia verde era la Grande Madre Nut, che un inno così celebrava: "Oh Nut semina... come tu sei verde, come il re è verde, come le piante verdi dei verdi". A sua volta Osiride, che appariva in molte pitture con le carni di questo colore, era soprannominato il "Grande Verde", era colui che risvegliava i morti a nuova vita; la forza vitale della natura stessa, dipinta di verde. L'aldilà era detto: "Campo o lago di smeraldo" o "Campo Verde". È singolare che nel Tirolo, il Cristo, l'Uomo-Dio risorto, sia spesso raffigurato in verde con due pannocchie di mais accanto. Il simbolo della rinascita e della resurrezione si ritrova anche nelle piante sempreverdi, dal pino alla palma. Il verde è infine per alcuni antichi popoli simbolo di salute: un colore benefico, apportatore d'energia per la crescita e per la guarigione. Tutte le pietre e gli oggetti verdi sono, infatti, considerati magicamente positivi. Anticamente si preparavano talismani di pietra verde e verdi sono pietre come la giada, la malachite oppure le paste vitree smaltate tanto care agli Egiziani, che infonderebbero, secondo gli autori dei lapidari antichi e moderni, energia, coraggio e sicurezza, favorendo anche la stabilità emotiva. Intorno ad esse in ogni tempo sono nate leggende che hanno alimentato riti, usanze pagane e tradizioni che sono giunte sino a noi; significativo e di notevole importanza è l'abete con il quale si prepara l'albero di Natale.

IL PRESEPE

La rappresentazione del presepe che ha luogo nella Chiesa in occasione del Natale non ha nessun fondamento biblico, si rifà a San Francesco d'Assisi, che secondo la tradizione ideò a Greggio nel 1223 il primo presepe. È evidente che questa rappresentazione, pur avendo un valore artistico e folcloristico è in contrasto con l'insegnamento divino espresso nella Bibbia al secondo comandamento (Esodo 20:3-5), ribadito ancora nel Nuovo Testamento (Atti 17:29).

BABBO NATALE

"Babbo Natale o Santa Claus, distorsione del nome di Nicolaus, non è altro che una rappresentazione di San Nicola vescovo cattolico di Mira (antica città dell'odierna Turchia) del IV secolo il cui culto ebbe molta fortuna in Italia, specialmente in Puglia, attorno all'XI sec. d.C. di cui si racconta che, essendo un vescovo, esortò tutti gli altri parroci della sua diocesi a diffondere il cristianesimo laddove i bambini non avevano la possibilità o la volontà di recarsi in chiesa anche a causa del freddo invernale, che costringeva molti a non uscire di casa. Così li esortò dicendo loro di recarsi dai bambini portando un regalo e di cogliere l'occasione per spiegare chi fosse Gesù Cristo e che cosa avesse fatto per l'intera umanità. I parroci, portando con loro un sacco pieno di regali, raggiungevano i bambini mediante alcune slitte trainate da cani, non renne.

DONI E STRENNE NATALIZIE

In genere i doni, le strenne e le altre forme augurali che si attuano in questa particolare festività, rientrano nel rito propiziatorio d'abbondanza e ricchezza. Inoltre lo scambio dei doni tende a rafforzare i legami sociali. Anche questo scambiarsi dei doni non é biblico. Molti si rifanno a dopo la nascita di Gesù ai doni portati dai Magi (Matteo 2:2-11). Se leggiamo attentamente il testo, notiamo che i Magi non presentarono i doni per il compleanno, perché giunsero svariati giorni dopo. Inoltre offrirono dei doni a Lui, non ai loro amici o parenti. Fra i Popoli orientali é consuetudine che nessuno si presenti davanti ad un Re o un gran personaggio senza avere un dono da presentare in segno di rispetto. La verità é che i Magi non istituirono una nuova tradizione natalizia di scambiarsi dei doni a vicenda per onorare il giorno Natale di Cristo, ma essi stavano seguendo l'antico costume orientale, si presentarono a Colui che era nato "Re dei Giudei" con dei doni, come fece anche la Regina di Sheba, quando portò dei doni a Salomone. Se per Dio era così importante comunicare il giorno della nascita di Gesù, lo avrebbe fatto in modo esplicito esattamente come aveva fatto per la pasqua (Esodo 12:1-3,14). L'uomo dunque e non Dio ha imposto per tradizione l'osservanza di questo giorno (Marco 7:8). Lo Spirito Santo ci rivela nella Scrittura ciò che é davvero importante per l'uomo peccatore e cioè: "La morte di Gesù e la Sua resurrezione" (Giovanni 3:16;Romani 10:9,10). Obiettivamente e coerentemente con la Parola di Dio non possiamo accettare le tradizioni umane, in quanto desideriamo restare saldi nella fede (Giuda 1:3). Poiché siamo il tempio dello Spirito Santo, non ci contamineremo con questo mondo e non resteremo inglobati nella confusione di questo mondo (Isaia 48:20). Chi partecipa alle opere infruttuose delle tenebre, corre frettolosamente al male (Proverbi 6:16:18). La salvezza del credente è per la fede non nella tradizione degli uomini, ma nel sacrificio di Cristo Gesù (1Pietro 1:18,19).

Giuliano GUARNIERI

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Perchè Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia VITA ETERNA.Giov. 3:16

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Studi Biblici

Ente morale di culto D.P.R. 5.12.1959 n° 1349 , Legge 22.11.1988 n° 517