Le sette Chiese dell’Asia

 

Efeso         ( Apoc. 2:1-7)

Smirne      ( Apoc. 2:8-11)

Pergamo    ( Apoc. 2:12-17)

Tiatiri        ( Apoc. 2:18-29)

Sardi         ( Apoc. 3:1-6)

Filadelfia   ( Apoc. 3:7-13)

Laodicea    ( Apoc. 3:14-22)

 

 

 L’Apostolo Giovanni era esiliato a Patos, una piccola isola del Mar Egeo all’argo della costa dell’Asia Minore, per ordine dell’imperatore Domiziano nel 95 d.C., a motivo della sua fede in Gesù e della sua fedeltà alla Parola di Dio. ( Apoc.1:9) L’ Apostolo durante uno dei suoi atti di devozione personale “nel giorno di domenica” ( il greco ha “ nel giorno del Signore”), ricevette una visita dall’Alto che gli comunicherà delle cose da far sapere alle sette chiese dell’Asia Minore. ( 1:9-11) Giovanni scrisse sette lettere alle chiese, sopra menzionate, per incoraggiarle alla fedeltà e al timore del Signore. Egli inizia dalla chiesa di Efeso, la più vicina a Patmo, e menziona le altre secondo l’ordine delle vecchie strade romane a nord fino a Pergamo ed a sud-est fino a Laodicea. L’Apostolo Giovanni fece uscire dal carcere la lettera, perché la Parola di Dio non è incatenata” ( 2 Tim.2:9) Quando i censori ebbero letto lo scritto di Giovanni, probabilmente lo reputarono un anziano sclerotico a motivo di quel linguaggio apparentemente “ senza significato”, così non manifestarono nessuna opposizione e permisero che l’epistola potesse raggiungere i propri destinatari. Poiché nella provincia asiatica le chiese erano più di sette ( Colosse manca), è chiaro che queste furono scelte per rappresentarle tutte. Nella Scrittura il numero “ sette” simboleggia la perfezione e la completezza, perciò molti sono del parere che le “ sette chiese “ simboleggiano la Chiesa di tutti i tempi.

1° Ciascuna chiesa è di Dio

Quando parliamo di chiesa, ci riferiamo sempre a quell’opera nata dalla sapienza e dalla potenza di Dio. La chiesa è il capolavoro di Dio, è il Corpo di Cristo e Gli appartiene in modo esclusivo, perché è nata dal sacrificio di Gesù. ( Atti 20:28) Essa è formata di uomini e donne rigenerate, lavate con il sangue di Gesù, “tirate fuori” per servire e onorare il Grande Iddio e Salvatore: Cristo Gesù il Signore.

2° Ciascuna chiesa ha pregi e difetti

Ogni chiesa è diversa dalle altre e manifesta pregi e difetti peculiari ( che sono propri). Se diamo uno sguardo nelle epistole, vediamo che ogni chiesa ha dei pregi e dei difetti. La chiesa di Gerusalemme ha pregi ( Atti 2:43) e difetti ( Atti 6:1) e così per tutte le altre chiese. ( 1 Cor.1:7; 5:1; 6:1- Gal.3:26; 3:3- Efes. 1:13-14; Apoc. 2:4- Fil. 1:5; 4:2-3- Tess. 4:9; 4:13)

Cristo sottopone alle chiese una rigida ispezione per verificare il suo stato, la sua posizione ( Amos 7:7-8) il Suo fine è quello di incoraggiarle e spronarle a fare il bene. Ecco perché oltre a riprenderle ed ammonirle per i loro difetti, il Signore le loda per le loro virtù. Smirne e Filadelfia sono elogiate; Sardi e Laodicea sono rimproverate; Efeso, Pergamo e Tiatiri ricevono incoraggiamenti e riprensioni.

3° Ciascuna chiesa riceve una parola adatta al bisogno

Giovanni vede il Signore Gesù in mezzo alla Sua Chiesa ed Egli parla secondo il bisogno di ogni singola chiesa. “ Le sette stelle “ sono gli “Angeli”(messaggero) delle sette chiese, e rappresentano i conduttori delle comunità, mentre i “ sette candelabri”sono le sette chiese. Le Stelle e i Candelabri sono luminari in questo mondo di tenebre, ed è figura del popolo di Dio chiamato a riflettere Colui che è la “Luce del mondo”.  Questo ci fa comprendere che Dio non è disinteressato alla vita dei suoi figli, non è distaccato dai problemi che attraversano le chiese. Per questa ragione il Signore parla secondo i bisogni, ciascuno delle sette chiese doveva ricevere una parola adatta al proprio bisogno. Riconosciamo che il Signore parla sempre per il nostro bene, ascoltiamoLo ed Egli ci benedirà. ( Ebr.1:1-2)

Efeso

La chiesa di Efeso è la prima delle sette in ordine menzionate perché questa comunità era la più vicina all’isola di Patmo.

 

La Città

La città di Efeso “ amabile”, posta nella Lidia, era la capitale della provincia senatoriale dell’Asia. Per la sua posizione geografica era una importante e ricca  città commerciale, perché ubicata presso la foce del fiume Caystro a 5 Km. dal mare, ed era facilmente raggiungibile grazie al suo corso navigabile.

Storia Scritturale

La Scrittura ci dice che ad Efeso vi era una sinagoga e che Apostolo Paolo durante il secondo viaggio missionario nel 53 d.C. vi si fermò e vi lasciò Aquila e Priscilla. ( Atti 18:18-19) Quando vi ritornò nel 54 d.C. durante il suo terzo viaggio missionario, vi trovò “ dodici uomini” simpatizzanti, che si convertirono e realizzarono l’esperienza della pentecoste. (Atti 19:1-7) Paolo rimase a Efeso per 2 anni e 3 mesi e lasciò la città dopo la sommossa provocata da Demetrio ( Atti 19:23-41; 20:1), lasciando una chiesa costituita (Atti 20:17). Nell’anno 63 d.C. portato prigioniero a Roma, Paolo scrisse un’epistola ai credenti di Efeso e qualche anno dopo vi mandò Timoteo come pastore per istruire nella verità e smentire le falsità.

( Tim.1:3; 4:12).

Edifici

Ai tempi apostolici Efeso possedeva tre grandi edifici:

1° Il Tempio di Diana

Il Tempio di Diana era una delle sette meraviglie del mondo, ed era lungo 120 mt. e la sua larghezza di 67 mt, ci vollero circa 220 anni per condurlo a compimento. Costruito di marmo purissimo con colonne altre 18 metri, in numero di 127, sostenevano il tetto e la porta era di cipresso scolpito. (Atti 19:23-41) Il tempio fu

incendiato da Erostato, che non aveva altro fine se non quello di diventare famoso, nel 536 a.C., la notte in cui nacque Alessandro in Grande.

  

2° Il Teatro ( Atti 19:29)

Il più vasto edificio di questo genere costruito dai Greci e conteneva circa 30.000 spettatori seduti.

 

3° Lo Stadio o Arena

L’Arena era lungo mt.210, largo 62, serviva alle corse a piedi, alle lotte ed ai combattimenti con animali feroci. I combattenti erano in genere delinquenti condannati, che erano mandati nudi nell’arena per esservi dilaniati dalle belve, ( 1 Cor. 15:32) e talvolta le vittime rimanevano esposte al pubblico dopo la morte. ( 1Cor.4:9). Spesso i giuochi erano tenuti in onore di Diana; ed i tempietti e le immagini della dea, fatti da Demetrio e dagli altri orafi, erano ricercati come idoli privati dai visitatori. ( Atti 19:24).

 

La Constatazione

Efeso era una comunità fedele ed il Signore ne mostra le qualità spirituali:

“ Io conosco”, Dio conosce ogni cosa di noi, ci vede, ci apprezza, ci elogia.. (Sal.139:1-6)

 1° Le tue opere

 Il Signore vede ed è consapevole della nostra attività e del nostro servizio. Il termine “ opere” abbraccia tutta l’attività della chiesa nelle sue manifestazioni esteriori, fatte con il cuore. ( Tito 2:14)

2° La tua fatica

Come il lavoro fisico costa fatica, così è il lavoro spirituale. Servire il Signore comporta impegno, disponibilità e sacrificio, ed Egli apprezza la dedizione nell’operare per la Sua gloria. ( 1Cor.15:58)

3° La tua costanza

Mentre serviamo il Signore, si incontrano difficoltà, avversioni, inimicizie, persecuzioni da sopportare da parte di quelli che non amano il Signore e spesso anche dai falsi fratelli, quindi è molto importante avere pazienza, non scoraggiasi e continuare a servire con perseveranza.

4° Non puoi sopportare i malvagi

Per malvagio si intende una persona che si compiace di commettere il male, cioè che agisce contrariamente al bene, alla moralità, alla giustizia e agisce in modo non utile, inopportuno. La chiesa di Efeso era zelante contro il male e non ha permesso che esso entrasse nella chiesa e guastasse la loro vita spirituale. Vi erano “ cristiani” che compromettevano il buon nome della comunità di fronte ai pagani, non vivendo una vita santa, irreprensibile. Quest’ultimi sono stati individuati, ripresi, e se ostinati, sono stati espulsi dalla comunità. ( 1 Cor.5:9-12)

5° Hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli

La dottrine è fondamentale per la comunità, essa preserva dall’errore e dallo sviamento, la chiesa di Efeso ha individuato i falsi apostoli che erano contrari alla sana dottrina e volevano far prevalere le loro idee personali, approfittando della buona fede dei semplici credenti. ( Atti 20:29-31) La chiesa di Efeso ha vegliato e ha messo alla prova la dottrine e la vita di quelli che si spacciavano per apostoli inviati da Cristo, ma che non insegnavano la verità cristiana. ( Galati 1:8)

6° E hai costanza e hai sopportato molte cose per amore del mio nome, e non ti sei stancato.

Non avevano tollerato i malvagi e avevano smascherato i falsi apostoli, i credenti di Efeso erano attaccati alla verità, hanno manifestato pazienza nel sopportare, per amore di Gesù Cristo, le calunnie, l’odio, le vendette di costoro, nonostante tutto hanno continuato a servire il Signore con fedeltà e senza stancarsi.

Odii le opere dei Nicolaiti, le quali odio anch’io

La Scrittura menziona solo due volte i Nicolaiti. ( Apoc. 2:15 ) Antica setta d’eretici, alcuni hanno supposto fossero seguaci del diacono Nicolao ( Atti 6:5), che avrebbe abiurata la fede; ma questa ipotesi è infondata. Nicolao significa “ vincitore del popolo”, e  Balaam “ divoratore del popolo”, i due , in unità simbolica, designano i seduttori religiosi del popolo. Sembra siano stati cristiani che abbiano spinto la libertà fino al punto di non prestare più attenzione alla legge di Dio ( Gal.5:13; Giuda 4). Per costoro era tutto lecito e, sotto una finta libertà cristiana, mangiavano le carni sacrificate agli idoli e trasformavano i loro banchetti in orge. (Atti 15:29). I credenti di Efeso non avevano condiviso questo libertinaggio ed avevano preso le distanze da quella peccaminosa dottrina.

 Il Rimprovero

Il Signore Gesù prende atto delle qualità dei credenti di Efeso e li elenca, ma osserva e mette in evidenza anche i “difetti” e li rimprovera per il loro bene. (Ebr.12:10-11) La chiesa ha conservato la sua purezza morale e dottrinale, ha dimostrato la costanza nelle prove, ha allontanato quelli che erano falsi fratelli, ma lo sguardo di Gesù penetra in profondità del cuore e vede che in loro non vi era più il “ primiero amore”. Col primo amore s’intende l’amore, genuino, zelante, che aveva caratterizzato la vita della chiesa nei suoi primi anni di vita. L’Apostolo Paolo trentacinque anni prima aveva elogiato l’amore degli Efesini, ma ora il Signore ne evidenzia l’affievolimento. ( Efes.1:15; Geremia 2:2) Il senso profondo dell’amore di Cristo, la riconoscenza, la gioia di sentirsi perdonati dal peccato, fanno sorgere nell’anima un forte e profondo amore per Gesù. Ma con il passare del tempo, con le difficoltà che incontriamo durante il cammino cristiano, le prove, le lotte, i falsi fratelli e soprattutto quando non si coltiva l’intimità, la comunione con Gesù, ( preghiera, lettura e meditazione della Bibbia) ci portano ad affievolire il primiero amore. ( Matteo 24:12) Era difficile all’occhio umano riconoscere negli altri che l’amore per Gesù era affievolito, perché le opere erano compiute e tutto sembrava in ordine. Ma Gesù legge nei cuori e mette in luce quello che è il sentimento profondo dell’anima.

( 1Cor.4:5)

Il consiglio

Quando non serviamo il Signore per amore, la vita spirituale è in declino, Gesù che amava quei credenti e che ama anche noi, ci consiglia e ci suggerisce quello che dobbiamo fare per ritornare al nostro primo amore.

1° Ricordati dunque dove sei caduto

Non che sei caduto, ma dove….il Signore ci invita a riflettere, considerare, a ricordare l’esperienza passata e le benedizioni ricevute. Perdere il “ primo amore” significa “ cadere” cioè riconoscere come caduta, come colpa grave l’aver abbandonato il primiero amore.

2° Ravvediti

Dopo aver preso coscienza della caduta, del declino spirituale e dopo essersi umiliati mostrando sincerità nel pentimento, avrebbero dovuto ravvedersi, cioè cambiare drasticamente attitudine (Apoc. 3:19) I credenti di Efeso dovevano ravvivare e recuperare lo zelo, il fervore l’amore per il Signore, facendo le opere di prima, con la stessa diligenza che avevano nel passato. Senza il “primo amore” non avrebbero vissuto una vita benedetta, né sarebbero stati approvati da Dio. L’amore è quello che Cristo apprezza di più. ( 1Cor.13:3; 13)

 3 L’esortazione a prestare attenzione

“ Chi ha orecchi ascolti quello che lo Spirito dice alle chiese. L’avvertimento finale è per tutte le sette chiese, ma anche per noi oggi, ascoltare gli incoraggiamenti, l’esortazioni, i biasimi e le promesse contenute nella Scrittura, affinché possiamo un giorno godere l’eternità con Gesù.

 La promessa

“ A chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso di Dio”

 L’albero della vita simboleggia immortalità presente nel giardino dell’Eden, rimosso dalla terra in occasione del diluvio, ma ora è dato da mangiare a chi

vince.( Gen.2:9; 1 Giov.5:4) Nonostante tutto dobbiamo “lottare”, infatti a chi vince”esprime una grande verità che la vita cristiana è una guerra, lotta e nessuno ne è esente, ma se confidiamo nel Signore abbiamo la certezza di uscirne vincitori. L’albero della vita simboleggia la vita nella sua pienezza, nella sua perfezione, la vita eterna nella comunione con il Signore. Questa promessa è per coloro che danno ascolto a ciò che lo Spirito Santo dice ed ubbidiscono al Suo appello. 

Smirne

Salendo da Efeso verso nord per circa 56 km. Vi era la citta di Smirne. 

La città

Il nome Smirne significa “Mirra”, che era un profumo assai diffuso, e in aramaico vuol dire “ amarezza”, sorge sulla costa occidentale dell’Asia Minore, e si trova a 64 Km. da Efeso. Smirne divenne una importante città commerciale, era famosa per i suoi templi e il magnifico porto, infatti oggi in Turchia questa città viene chiamata “ Bella Izmir”. Era il centro del culto a Cesare e a Bacco dio del vino, ed ospitava una comunità giudaica. Alcuni pirati Greci eressero fortificazioni sul monte Pagus, intorno al 1500 a.C. e se ne impadronirono, successivamente i Liddi la distrussero. Teseo edificò la città la chiamò Smirna da sua moglie nel 1312 a.C. Poi il re di Sardi la distrusse nel 628 a.C. e Alessandro il Grande edificò una nuova città nel 320 a.C. e nel 133 a.C. andò soggetta ai Romani.

La comunità

Non abbiamo dati certi sulla fondazione della comunità in Smirne. Sembra che l’Apostolo Paolo quando si fermò ad Efeso durante il suo III viaggio missionario nel 54 d.C., abbia contribuito affinché l’Evangelo entrasse in questa città. L’unica conferma potrebbe essere la dichiarazione dell’orefice Demetrio, che parla dello “ sviamento di gran moltitudine” nella provincia romana dell’Asia ad opera di “ questo Paolo” ( Atti 19:26)

La constatazione

Cristo risorto, vincitore sulla morte v.1, è Colui che parla alla chiesa e dice:

1° Io conosco la “tua tribolazione”

Per i credenti di Smirne doveva essere un conforto sapere che Gesù conosce le loro sofferenze dovute alla persecuzione, alle prove alle difficoltà che incontravano durante il loro cammino cristiano. per la loro fede in Gesù.

 ( Giov.16:33) Spesso in Smirne una grande folla gridava “ a morte i cristiani” e tanti venivano uccisi solo per divertirsi.

 2° Io conosco la “tua povertà”

 La chiesa di Smirne è povera ma ricca v.9, povera di beni materiali perché composta da credenti non appartenenti alla classe ricca, influenti, colti. Povera anche perché spogliata dei loro beni ( Ebr.10:34),  eppure ricca di beni spirituali più preziosi e durevoli dei beni terreni. La chiesa di Smirne era ricca di: fede, amore per Gesù, di coraggio, in pazienza nel sostenere le prove, in umiltà e ripiena del Frutto dello Spirito.

3° Io conosco “ le calunnie lanciate da quelli che si dicono d’essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana”

Molti Giudei di nome ( Rom. 2:28-29) avevano dette delle cose non vere contro i credenti per screditare la loro testimonianza di fede. Dietro le loro bugie c’era il diavolo, che dominava quei falsi Giudei, per combattere e distruggere l’opera di Dio in Smirne. ( 1 Tim.4:1-4; 1Giov.4:1-4) Agli occhi di Dio quelle persone erano una “sinagoga di satana” ed i credenti non avrebbero dovuto temerli. ( Matteo 10:24-26)

L’incoraggiamento

I credenti di Smirne non costituivano una comunità perfetta, nessuno lo è, tuttavia avevano bisogno di un messaggio di incoraggiamento, che il Signore non mancò di rivolgere a loro.

1° Non temere quello che avrai da soffrire

Gesù Cristo risorto, invita i credenti di Smirne che sono nella sofferenza nella tribolazione ad avere coraggio e dice:non temere lett. “ smetti di temere” quello che avrei da soffrire. Negli anni la persecuzione crebbe e centinaia di cristiano, nel circo massimo, subirono il martirio. Gli scritti dei primi secoli ricordano:

In Smirne spesso una grande folla si trovava nello stadio a gridare: A morte i cristiani. Già dodici credenti erano stati tormentati orribilmente per il divertimento della folla. Un giorno richiesero venga Policarpo. Policarpo, discepolo dell’Apostolo Giovanni, era stato pastore di Smirne dal Febbraio del 155 d.C. A quella richiesta, i fedeli, che amavano il loro pastore, pensarono di nasconderlo fuori città. Il suo servo, però, sotto la pressione della tortura, ne aveva palesato il nascondiglio; così dei soldati vennero a prenderlo e lo portarono dentro lo stadio su un carro. Strada facendo alcuni lo consigliavano: Che male c’è a dire Cesare è il Signore? Policarpo replicò loro: Voi non mi amate di certo per darmi tali consigli. Quando fu introdotto nello stadio, si fece un tumulto infernale. Il prigioniero fu portato davanti al proconsole, che gli ordinò: Maledici Cristo. Policarpo replicò: Come potrei maledirlo! Sono 86 anni che lo servo e non mi ha mai fatto torto alcuno. Come vuoi che maledica il mio Re che mi ha salvato? Il proconsole ingiunse: Io ho le fiere: ti getterò in pasto ad esse se tu non cedi. Chiamale! E’ dolce passare dal male al bene! Ti getterò nel fuoco. Tu minacci un fuoco che arde un istante e poco dopo si spegne, ma ignori che agli empi è riservato il fuoco eterno per il giudizio. Il proconsole gridò che lo si fosse fatto sbranare da un leone, ma il gioco delle fiere era terminato, così decise per il rogo. Policarpo fu legato e, mentre pregava, i suoi carnefici diedero fuoco al rogo. Era l’anno 166 d.C.

La continua persecuzione e le gravi sofferenze avevano prodotto degli effetti dannosi nell’animo dei credenti di Smirne. Il Signore, però, li stava incoraggiando con la Sua Parola.

2° Il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, perché siate provati

Il Signore sapeva che il diavolo stava operando negativamente in mezzo alla comunità e ha permesso che dei credenti fossero imprigionati e quella sarebbe stata una dura prova per la loro fede. Perché il Signore non intervenne? La Scrittura spiega la ragione del Suo consenso: “ perché siate provati” ( 1 Pietro 1:6-7). La prova è utile per il bene spirituale del credente. (Giacomo 1:3; 2 Tim.2:12) Quella necessaria prigionia sarebbe stata per loro “una tribolazione”, tuttavia il Signore l’avrebbe misurata alle loro capacità di sopportazione. ( 1Cor.10:13) Il Signore conosceva la durata della prova “ dieci giorni”non uno di più!

3° Sii fedele fino alla morte

Durante questa tribolazione alcuni avrebbero perso anche la vita, tutti dovevano affrontare questa prova con coraggio e guardare al futuro senza timore, considerando che la sofferenza sarebbe finita presto e nessuno li avrebbe privato della gloria.( Luca 9:23-24; Rom.8:18)

La promessa

Il Signore fa due promesse a quei credenti provati:

1° Io ti darò la corona della vita

Agli atleti che gareggiavano nello stadio di Smirne, al vincitore veniva assegnato un premio, ma Cristo promette un premio speciale, una corona, a quanti sarebbero rimasti a Lui fedeli fino alla morte. (Giac.1:12)

2° A chi vince non sarà punto offeso dalla morte seconda

C’è una morte prima, quella di colui che vive separato da Dio a motivo dei propri peccati, ed una seconda, quella definitiva per quanti avranno rifiutato di accettare la salvezza. ( Apoc. 20:6; 14-15; 21:8) Ogni credente che si conserverà vittorioso e manterrà la propria fede in Cristo, non vedrà “ la morte seconda”.

 Conclusione

I credenti di Smirne per la particolare tribolazione, che stava per affrontare, non aveva bisogno di riprensione, ma solo di incoraggiamento e di sostegno. Il Signore aveva per loro una parola adatta al momento. Era importante che quei credenti avessero avuto fiducia della parola, loro rivolta, e fossero rimasti fedeli al Signore fino alla morte.

Pergamo

Importante centro della cultura greca nell'Asia Minore, Pergamo, capitale del regno omonimo, dal 241 al 133 a.C., era sede di sontuosi edifici, famosa per la sua università che aveva una biblioteca di circa duecentomila volumi e l’industria della carta chiamata “ pergamena”. Quando fu proibita l’esportazione del papiro d’Egitto, in Pergamo fu inventata la pergamena o cartapecora, una tecnica per trascrivere i libri su pelli di animali. Pergamo distava a circa 25 km. dal mar Egeo, e a circa 96 km. da Smirne. Il nome Pergamo significa “castello, fortezza” ed era un centro idolatrino e religioso ispirato da demoni, infatti vi erano templi ed altari eretti a divinità greche.( Zeus, Atena, Apollo ed Esculapio il dio della medicina). La città si ingrandì notevolmente all'epoca della dinastia degli Attalidi, che la governarono dal III secolo a.C. fino al 133 a.C., quando passò sotto il controllo romano. Questa città corrisponde all’attuale Bergama, nella Turchia asiatica.

La comunità

Non sappiamo com’è nata la comunità a Pergamo, molto probabilmente il messaggio dell’Evangelo è arrivato quando Apostolo Paolo durante il suo III viaggio missionario, si fermò ad Efeso. Quella religiosità e quella cultura, non fondate sulla verità di Dio, portarono la persecuzione dei cristiani. La morte di Antipa, un martire della fede in Cristo (Apoc.2:13), dimostra come la cultura e la religione possano mostrarsi intolleranti e violenti verso chi non condivide le loro opinioni.

La lode

Anche in questo caso, il Signore analizza la condizione di quella comunità.

Il Signore riconosce che, sebbene vi sia “ il trono di satana”cioè la sede del potere ( Apoc.2:9), questi credenti avevano mantenuto la loro distinzione.

 ( 2Cor.6:16-18) Pergamo era un centro di idolatria e di corruzione, sede dell’autorità romana, nonostante tutto il Signore elogia i credenti, che si erano mantenuti fedeli a Lui. V.13 La fedeltà dei credenti di pergamo era stata provata soprattutto durante il martirio di Antipa. Anche se la chiesa si trovava in pericolo, “ non rinnegasti la mia fede”, avevano resistito coraggiosamente e non si erano lasciati abbattere. I credenti di Pergamo ,

però, avevano resistito solo sul fronte esterno, ma l’avversario delle anime nostre li aveva insidiati dall’interno e stava producendo dei danni.

Il rimprovero

1° Ma ho alcune poche cose contro di te

Il Signore li riprende perché si era formato un gruppo di credenti che aveva condiviso ed accettato due insegnamenti dannosi, nocivi per lo sviluppo spirituale: “ Tu hai quivi di quelli che professano la dottrina di Balaam……la dottrina dei Nicolaiti”.

“ La dottrina di Balaam Balak, re di Moab, chiamò Balaam, indovino, a maledire Israele prima di entrare in Canaan, ma Dio lo fermò e nonostante tutto Balaam consigliò a Balak il modo di far peccare Israele attraverso relazioni con donne pagane e l’idolatria. ( 2 Pietro 2:15; Giosuè 24:9-10; 13:22; Numeri 22-25; 31:15-16) Alcuni credenti stavano cedendo ai costumi locali e al lassismo dilagante di quel tempo, unendosi con donne pagane.

“ La dottrina dei Nicolaiti” Abbiamo già visto questa dottrina in Apocalisse 2:6. Questi falsi credenti mascheravano l’infedeltà e la licenziosità sotto l’insegna della libertà cristiana. Ai loro banchetti di fraternità, si univano poi le orge.

2°Tu hai quivi di quelli che professano

Sebbene alcuni membri non avevano condiviso quei falsi insegnamenti, la Comunità di pergamo non aveva preso posizione verso di loro ed aveva tollerato la presenza di un simile gruppo pericoloso per la vita spirituale della comunità. Avrebbero dovuto ammonirli e se non si fossero pentiti, anche espellerli dalla comunità. (Matteo 18:17; Tito 3:10-11) Ogni credente è chiamato a dissociarsi ed a separarsi da chi con la pratica e la dottrina produce danna alla chiesa di Dio. ( 2 Tess. 3:14)

L’esortazione

Tutta la chiesa era responsabile, perché la loro indulgenza stava mettendo in pericolo la fede dei semplici. Il Signore riprende duramente la chiesa e ordina di “ ravvedersi” v.16 Il Signore chiamava i credenti a  “ mutare, cambiare” i pensieri e i propositi, verso quei falsi credenti e così preservare la fedeltà all’insegnamento di Cristo. ( Giuda 3-4) La dottrina della Chiesa rimane sempre la Parola di Dio ( 1 Cor.4:6), non deve essere alterata nella sua purezza. La parola di Dio è il fondamento di etica ( della morale) e di condotta, ogni comportamento immorale può diventare dottrina ed essere così seguito da altri. Ai ribelli il Signore dice: “ combatterò contro di loro”, essi saranno giudicati da Cristo stesso con la Sua Parola “ la spada della mia bocca” ( 1 Tess. 1:5-9)

La promessa

1° A chi vince io darò della manna nascosta

Il Signore premia l’estraniarsi da quei cibi corrotti, con il Suo cibo celeste, il sano alimento per la vita di santità, e con le consolazioni dello Spirito Santo. Cristo è il Pane celeste che viene dal cielo per dare vita al mondo. ( Giov.6:41) Come Israele ricevette la manna durante il cammino nel deserto, allo stesso modo i credenti durante il pellegrinaggio terreno, devono nutrirsi del pane della vita, che nutre e soddisfa il cuore. ( Giov.6:50).

2° E gli darò una pietruzza bianca……….v.17b

Nell’antichità le pietruzze ( gettoni di pietra) bianche servivano a vari usi:

. La pietruzza bianca  consentiva l’ingresso a feste, spettacoli e banchetti.Erano personalizzate, perché su di esse era scritto il nome dell’invitato. Il Signore riserva ai credenti fedeli un onore maggiore, perché quella “ pietruzza bianca” dataci da Lui per grazia, è l’invito all’eterna festa in cielo, certamente migliore di quelle dei Nicolaiti. ( Apoc. 19:9)

Conclusione

I credenti di pergamo, fedeli nella prova dall’esterno, stavano tollerando ina insidia dall’interno. Il Signore li elogiava per la loro fedeltà, ma li doveva esortare alla santità, prendendo le distanze da chi non viveva secondo il timore di Dio. A tutti quei vincitori aveva promesso il sostegno durante il pellegrinaggio cristiano ed una ricompensa eterna. Ascolta ciò che lo Spirito dice alle chiese e sii vincitore per la grazia, che è in Cristo Gesù.

Tiatiri

 Tiatiri è stata fondata da Seleuco I come colonia macedone formata da soldati d’Alessandro Magno e i loro figli. Situata sul confine settentrionale della Lidia, era una città piccola e sorgeva presso il fiume Lycus. Essa si trova in una regione nota per i suoi abbondanti raccolti di cereali, tabacco, e per l’industria ed il commercio di oppio. Si lavorava il rame ed il bronzo, non a caso che la lettera alla chiesa di Tiatiri si apre con un riferimento al rame. (Apoc.2:18) Molto famosa anche per fabbricazione della tintura colorante, chiamata porpora, la Scrittura ci ricorda la commerciante Lidia. ( Atti 16:14). Tiatiri significa “ colei che offre sacrifici e incenso”, nel luogo dove sorgeva questa città, oggi c’è la moderna città Turca di Akhissan, nome che significa “ castello bianco”, derivato forse dalle rovine di un vecchio castello che sorgeva sul posto.

La comunità

Nella città di Filippi in Macedonia, viveva una donna di nome Lidia della città di Tiatiri, commerciante di porpora ( Atti 16:11-15; 40). Poiché in Filippi non vi era una sinagoga, gli ebrei si radunavano fuori città per pregare. Quando giunsero Paolo e Sila nel suo II viaggio missionario, li evangelizzarono e nella circostanza Lidia si convertì e la sua casa divenne una chiesa. Molto probabilmente la sua testimonianza contribuì il sorgere di una comunità in Tiatiri. In ogni caso Giovanni indirizza una lettere, la più lunga delle sette, ad una chiesa costituita.

L’elogio

Il Signore elogia i credenti e mette in risalto le buone qualità che avevano:

1° Io conosco le tue opere…il tuo amore…la tua fede…il tuo ministerio (riferito ai responsabili che lavoravano per diffondere la parola di Dio)…la tua costanza…..e le tue opere ultime sono più abbondanti delle prime.

Tutto quello che è degno di lode, il Signore Gesù lo elenca con cura. I fedeli amavano il Signore e i credenti facendo le opere buone, visitando gli ammalati, incoraggiando gli afflitti, manifestando una fede vera in Cristo e nelle verità dell’Evangelo. I credenti di Tiatiri manifestavano costanza, fermezza, perseveranza nelle prove, nelle persecuzioni a motivo della loro fede in Gesù. Tiatiri progredisce nella “quantità” e nella “qualità” delle sue opere, facendone più di prima, a differenza di Efeso che faceva sempre meno. ( Efes. 2:10; 2 Tim. 3:12; II Giov.8)

Il rimprovero

La chiesa di Tiatiri, anche se aveva manifestato amore, fede, e buona testimonianza, essa aveva dei seri problemi, e il Signore non poteva ignorare la presenza del male, come leggiamo nei versetti da 20-24 del cap.2. Il Signore pronuncia un nome “Izebel”, “ casta”, che sia vero o simbolico non ci importa. Questa donna si dichiarava “ profetessa” e teneva sotto la sua influenza tutta la comunità, facendo in modo che la morale cristiana fosse venuta meno già da tanto tempo. V.21 Il Signore paragona questa falsa profetessa a Izebel, la moglie di Acab, la quale sostituì il culto all’Eterno con l’idolatria e l’immoralità ( 1Re 16:31-33) La falsa profetessa seduceva i credenti, li incoraggiava in quella “dottrina” ( Apoc.2:14) e perciò li persuadeva ad accettare qualche compromesso con l’idolatria e l’immoralità

del mondo circostante. Spingeva i credenti di Tiatiri a mangiare carne sacrificata agli idoli ( Atti 15:28-29) e a partecipare alle feste dove si ubriacavano e alla fine finivano con unioni illecite. Per Izebel era legittimo e ciò non costituiva peccato, ( 1Cor.8:4) ma non lo era per il Signore.

 ( Apoc.2:20) Dobbiamo imparare che le nostre opinioni non volgono nulla; quel che vale è la Parola di Dio.

Il consiglio

Il Signore consiglia i credenti di Tiatiri a prendere subito posizione contro quella donna, che era una minaccia per tutta la comunità: “Tu tolleri quella donna” Mentre i credenti di Efeso si erano mostrati zelanti non sopportando i malvagi, la chiesa di Tiatiri “ tollerava” non aveva avuto il “ coraggio” di riprenderla e se necessario, allontanarla dalla comunità. Il Signore le aveva concesso un tempo di riflessione per ravvedersi, ma lei era stata insensibile ai richiami fatti dal Signore. v.21 Ora però il Signore aveva decretato il Suo giusto e necessario giudizio su Izebel. v 22 Il testo potrebbe alludere ad una malattia fisica e ad un castigo sulla sua famiglia. V.23; Atti 5:9; 1 Cor.11:30. Lo ”scopo” del giudizio di Dio verso Izebel e verso tutti quelli che fanno come lei, è quello di far sentire alla chiese che nulla sfugge all’occhio di fiamma del Signore, che nessuno può farsi beffe di Dio e che tutti lo devono temere.  Il male che si nasconde e si tollera, Gesù lo svela senza mezzi termini, perciò stiamo in guardia da quanti non vivono secondo il timore di Dio e non accettiamo i loro consigli. I credenti che amano il Signore, vivono il ravvedimento e camminano in santità. ( Ebr.12:14)

I credenti di Tiatiri non avrebbero dovuto allontanarsi da quella chiesa. Talvolta i credenti lasciano le chiese e si uniscono ad altre assemblee, quando ci sono problemi. ( Atti 19:9) Questo però non poteva essere attuato in Tiatiri per la buona testimonianza in quella piccola città. Il Signore li incoraggiava a “ tenere fermamente quel che avete”, cioè a resistere alla seduzione finchè io venga”

Le promesse

Ai credenti della comunità che non si sono schierati dalla parte di Izebel e che non si sono contaminati, Cristo rivolge delle promesse:

1° Il potere sulle nazioni

Questa promessa è menzionata nel Salmo 2:8-9. Cristo è costituito re sulle nazioni per regnare e giudicare, e il Signore promette di coinvolgere anche i Suoi. ( Apoc.5:10; 20:6) La “ verga di ferro”rappresenta la severa giustizia.

2° la stella mattutina

La stella mattutina anticipa il giorno ed annuncia lo spuntare del sole. Gesù è la stella mattutina ( Apoc.22:16). Il vederLo per la fede anticipa la nostra gloria nell’eternità, quando risplenderemo “ come stelle” ( Daniele 12:3) e saremo trasformati nella Sua stessa immagine (1Giov.3:2). Con la stessa certezza con cui la stella mattutina precede il giorno, i credenti vedranno la gloria di Dio e risplenderanno nella Sua presenza.

Conclusione

La chiesa di Tiatiri è sana. Le opere, l’amore, la fede, il servizio, la costanza erano tutte in crescita, anche se vi erano dei problemi. Il Signore Gesù ci tiene alla Sua Chiesa e, mentre da un lato elogia i Suoi figli e li esorta a perseverare nel bene, dall’altro si preoccupa di avvisarli onde stiano lontano da ciò che possa nuocere alla santità ed fedeltà. “Quel che avete tenetelo fermamente finchè io venga”.

Sardi

La città

La città di Sardi era stata costruita sopra una collina dominante la valle del Paetolo, dal fiume Pattolo, celebre per le sue sabbie aurifere, situata a circa 80 km. a N.E. di Smirne e a 50 km. S.E. di Tiatiri. Il nome Sardi significa “il residuo, lo scampato” ed era stata l’antica capitale della Lidia. La città divenne un famoso centro commerciale per la produzione di tessuti, per la tintura della lana e per i monili preziosi e la lavorazione dei gioielli. Sardi era un centro di culto pagano, sorgeva il tempio di Artemide ( nella mitologia greca, Artemide era una delle principali dee, identificata presso i romani con Diana, divinità della caccia e degli animali selvatici, nonché protettrice delle nascite, della natura e dei raccolti). Di questa antica città, resta soli un piccolo villaggio chiamato Sarti.

 

 

La comunità

Non sappiamo nulla di come l’Evangelo abbia raggiunto questa città e come si sia formata la comunità. Il ogni caso  in Sardi si era formata una comunità cristiana, identificata ad un candeliere d’oro, alla quale il Signore indirizza un messaggio preciso e molto importante.

La constatazione

Gesù si presenta come il Capo supremo della Chiesa e la fonte da cui procede, mediante lo Spirito, ogni vita spirituale. Gesù invita i credenti di Sardi a cercare il Lui la guarigione del male che soffre la comunità.

Io conosco le tue opere

Forse nel passato ha operato con amore, con fedeltà, ma ora necessitava di una riprensione perché ha “un’apparenza e una reputazione di vita non rispondenti alla realtà” “ Tu hai nome di vivere e sei morto” forse godeva, tra le chiese consorelle dell’Asia Minore,  la reputazione di essere una chiesa prospera, perché pratica il culto, forse era attiva, ma in realtà agli occhi di Cristo Gesù, era “morta” spiritualmente perché era venuta meno in lei la vita di fede, di speranza e di amore ch’essa possedeva al principio. ( Matteo 23:27;2 Tim.3:5)

La vita spirituale di quella comunità era diventata apparente, esteriore, formale.

Quale potrebbe esserne la causa?

- Il benessere ed il materialismo (Matteo 13:22) Spesso capita che i credenti presi dal lavoro, dalle attività materiali, sottraggono del tempo al Signore ed alla cura della propria anima. ( Luca 16:21) Quando manca la consacrazione personale, ecco che non si mette al primo posto il Signore e ci si da interamente per le cose materiali di questa vita. (Matteo 6:33)

- L’assenza di persecuzioni ( 2 Tim.3:12) Le avversità, le prove sono utili per noi perché in situazioni precarie si cerca di più il Signore. Le chiese perseguitate hanno cercato con determinazione il Signore e sono state fortificate. ( Giov.16:33; Atti 4:29-31; 5: 41-42; Apoc.2:10)

- La negligenza (trascuratezza) nel servizio spirituale ( 2 Cronache 29:11) Il Signore ci ha salvati e scelti per compiere le opere che Lui stesso ha preparato per noi. ( Efes.2:10) Quando ci si abitua solo a presenziare al culto e non si ha una visione evangelistica, si può cadere nel formalismo religioso e nel declino spirituale. ( marco 16:15, 20; Atti 5:42; 20:20; 1 Tim.5:13)

Vero è che in Sardi la condizione spirituale era disperata, ma altresì vero che agli occhi del Signore vi erano “ alcuni” che “ non hanno contaminato le loro vesti” La morte non era completa in tutti, vi erano pochi credenti viventi e fedeli. Qust’ultimi, dopo aver ricevuto per fede in Cristo il perdono dei peccati, hanno perseverato nella via della santificazione e non sono tornati a contaminarsi, come hanno fatto il resto della comunità. Le vesti bianche ci parlano della “purezza” e della “ vittoria sul male”, essi hanno camminato con Cristo, Lo hanno onorato e servito.( 2 Cor. 7:1, 11)

Il consiglio

L’atmosfera moralmente viziata che i credenti respiravano in Sardi, il benessere materiale, l’assenza delle persecuzioni, la negligenza nel praticare i doveri cristiani, hanno contribuito a produrre la morte spirituale. Il messaggio di Cristo spinge i credenti a “svegliarsi” dal sonno spirituale che li avvolge. ( Efes. 5:14) C’è stata la rilassatezza, la non curanza delle cose spirituali, la sonnolenza, ora svegliati e vigila. Il ricordo del passato ed il confronto col presente avrebbe dovuto riconsacrarli al Signore con nuovi propositi di fedeltà. Il consiglio di Cristo “ricordati dunque di quanto hai ricevuto e udito” si riferiva anche a quanto quei credenti stavano ricevendo e udendo. Essi non dovevano trascurare quanto il Signore stava loro dicendo. ( Apoc.1:3)

“serbalo” Conserva la Parola e non dimenticarla più. ( Prov.4:13)

“ravvediti” Pensa bene a quanto ti ho detto, cerca di fare un profondo esame di coscienza e ravvediti una volta per sempre, perché “ se tu non vegli, io verrò come un ladro, e tu non saprai a quale ora verrò su te”. Questa illustrazione indica l’inaspettato quanto tragico giudizio di Dio. ( Apoc. 16:15)

La promessa

Mentre questa chiesa è, per la maggior parte, morta o morente, Cristo riconosce la presenza a Sardi di alcuni credenti che sono rimasti fedeli e non hanno contaminato le loro vesti con il peccato. Gesù promette che i veri credenti avranno vesti bianche, simbolo della giustizia di Dio, che i loro nomi rimarranno scritti nel libro della vita e che Egli li riconoscerà davanti al Padre…e davanti ai suoi angeli.

Anche questa lettera si conclude con la consueta esortazione: Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”

Filadelfia

Posta a circa 40 km. a sud-est di Sardi e 120 km. da Smirne, Filadelfia si trova all’incrocio delle strade che conducevano verso la Misia, la Lidia e la Frigia.

La città

La città era stata fondata a Attalo Filadelfo, re di Pergamo, nel 154 a.C. e ne portava il nome in suo onore. Filadelfia sorgeva ai piedi del monte Tmolos, in una fertile pianura, rinomata per i suoi prodotti agricoli ed i vigneti, ma afflitta da terremoti che avevano distrutto la città più volte, l’ultimo verificatosi il 37 d.C., per questa ragione è rimasta una delle più povere e piccole città dell’Inpero Romano. Il significato di Filadelfia è “amore fraterno” esiste ancora e, oggi questa città si chiama Alasehir ed ha 22.000 abitanti.

La comunità

Lo Spirito Santo non ha voluto menzionare nella Scrittura come e da chi l’Evangelo sia stato portato anche in Filadelfia. Ricordiamo che molti centri dell’Asia Minore erano centri di commercio e perciò i commercianti, che avevano accettato Cristo come loro personale Salvatore, portavano la loro testimonianza. Questo ci insegna che:

- L’Evangelo si spande dappertutto nel mondo, guidato da Dio, perché è la buona notizia per tutti gli uomini. ( 2 Cor.2:14);

- I credenti sono semplici strumenti nelle mani di Dio per servirLo. ( 1 Cor.3:5-7);

- Non servono grandi nomi o titoli per portare l’Evangelo della grazia a chi ne ha bisogno (Atti 8:4).

La constatazione

Come in tutte le altre lettere, il Signore ripete “Io conosco le tue opere” questo ci da certezza che il Signore vede e ricorda tutto quello che noi facciamo, e ricompenserà in gloria chi Lo ha servito con fedeltà, fino alla fine. ( Apoc.14:13)

1° Pur avendo poca forza

Il Signore riconosceva in quei credenti la loro debolezza umana e le loro limitazioni, ma la consapevolezza di avere “ poca forza” spingeva i credenti della chiesa di Filadelfia a dipendere esclusivamente da Lui. ( 2 Cronache 20:12; Gioele 3:10) Nonostante la loro “poca forza” era una chiesa fervente e prospera, era fedele e ubbidiente alla Parola, e non si scoraggiava nelle avversità che incontrava. Dobbiamo ricordare che l’Opera di Dio va avanti solo per la Sua Potenza. ( Zacc. 4:6) Il Signore aveva posto loro “ dinanzi una porta aperta”, che nessuno avrebbe potuto “ chiudere”. Cristo aveva offerto ai credenti di Filadelfia l’opportunità di compiere un’opera evangelistica, che nessuno degli avversari sarebbe riuscito a fermare. ( Colossesi 4:3)

2° Ai serbata la mia Parola

Nonostante la loro debolezza, quei credenti erano rimasti fedeli ed ubbidienti alla Parola di Dio. ( 2 Tim. 4:7)

3° Non hai rinnegato il mio nome

I credenti di Filadelfia hanno onorato il Signore e sono stati fedeli alle persecuzioni degli avversari, e anche nelle difficoltà hanno mostrato fedeltà a Dio. ( 2 Tim.2:13; 2 Piet.2:1-2) Il Signore “farà venire a prostrarsi dinanzi ai loro piedi” gli avversari e avrebbero riconosciuto la vergogna di aver maltrattato i santi di Filadelfia, “ e conosceranno ch’io t’ho amato”. I giudaizzanti si sarebbero ravveduti e avrebbero cambiato atteggiamento verso gli amati da Cristo.

La promessa

I credenti di Filadelfia  avevano “serbato la parola” custodito la Parola nel cuore e non l’avevano dimenticata, il Signore li rassicura che avrebbe continuato a guardarli e a preservarli.

“ Ti guarderò dall’ora del cimento” Il Signore avrebbe risparmiato quei credenti da una prova particolare, alcuni hanno visto la liberazione dalla persecuzione sotto Domiziano, altri hanno dato un’interpretazione futuristica, cioè la chiesa sarebbe stata preservata dalla Grande Tribolazione.( Marco 13:19; Malachia 3:17; 2 Tess. 2:8)

” Io vengo presto” Questa chiesa potrebbe raffigurare quella del nostro tempo, il ritorno di Gesù è prossimo, pertanto è molto importante attendere lo Sposo che viene, con vigilanza e prontezza. ( 1 Tess. 5:4-6)

3° “ Tieni fermamente quello che hai” Il Signore li incoraggiava a perseverare nel lasso di tempo dal Suo ritorno ( 2 Tess. 3:5) a continuare a serbare la fede, e continuare a vivere una vita di devozione e di fedeltà, e nessuno gli “ avrebbe tolto la corona”. Nessun avversario riuscirà a privarlo della giusta ricompensa per i vincitori. La corona rappresenta il segno della benevolenza di Dio: incorruttibile ( 1 Cor.9:25) per quanti vinsero il proprio io; Della vita ( Giac.1:12) per quanti vissero da martiri; Della gloria ( 1° Piet. 5:4) per quanti hanno pasciuto il gregge;

Dell’allegrezza ( 1 Tess.2:19) per quanti hanno conquistato anime al Signore; Della giustizia ( 2° Tim.4:8) per quanti avranno amato la Sua venuta. Ricordiamo che i credenti indosseranno la corona dei vincitori ( corona di guerra) e non quella dei monarchi.( corona reale).

4° “ Lo farò una colonna nel tempio del mio Dio egli non ne uscirà mai più”

 La parola “ colonna” esprime l’idea di solidità e di costanza ed è figura della forza e del sostegno. ( Galati 2:9) Il vincitore avrà un posto nel glorioso santuario di Dio e sarà come un monumento di testimonianza. Egli vi rimarrà in eterno e non sarà mai in pericolo di perdere tale privilegio. ( Apoc.21:27)

5° “ Scriverò su lui il nome…della città del mio Dio…Scriverò su lui il mio nuovo nome “ Quando Filadelfia fu distrutta dal terremoto, la città fu ricostruita dall’imperatore Tiberio, e da allora venne chiamata Neocesarea in onore dello stesso imperatore. Questo fu come scrivere quel nome sulla città. I credenti portano il nome di Colui che ci ha generato. ( Efes. 3:14-14) Il credente porta anche il nome della città di Dio, perché ne è legittimo cittadino. ( Fil. 3:20) Il credente porta il nome di Colui che lo ha riscattato ed al Quale appartiene come trofeo della Sua vittoria. ( Apoc. 19:12)

Conclusione

La chiesa di Filadelfia, pur avendo “ poca forza”, ne aveva a sufficienza per rimanere fedele al Signore. Ella era stata calunniata dai falsi fratelli ed avversata dai nemici, ma il Signore la incoraggiava a resistere e mantenere fermamente quelle caratteristiche spirituali, che la caratterizzavano. Il Ritorno di Gesù è vicino, non lasciamoci abbattere da alcuna opposizione, perché il Signore ci proteggerà e alla fine ci darà la corona, come simbolo di vittoria, per aver lottato e vinto, in Cristo Gesù …benedetto in eterno.

Laodicea

Proseguendo il cammino lungo la vecchia strada romana, incontriamo Laodicea “ giusto per il popolo” o “come piace al popolo” situata a circa 185 km. di distanza da Smirne, 160 da Efeso e 60 da Filadelfia, cui Giovanni indirizza l’ultima lettera.

 

La città

Nel testo biblico in origine la città di Laodicea si chiamava Diospoli ed era situata nella Frigia sulle rive del fiume Lico. Antioco II re della Siria, ne fece di questo villaggio una città e ne diede il nome in onore della  moglie Laodice. Laodicea divenne una città molto ricca, in quanto situata su una importante arteria commerciale, che univa la principale via dall’interno con due maggiori vie della costa: quella diretta verso Efeso ad ovest e quella che andava verso nord-ovest a pergamo. La città era riconosciuta per la produzione di ottima lana nera, da cui si preparava una specie di soprabito senza cuciture chiamato “ mantello” ( 2 Tim.4:13). Inoltre vi era una scuola di medicina, dove era prodotta una polvere grigia, una specie di sostanza medicamentosa per gli occhi. In Laodicea vi erano dei centri termali, che utilizzavano le acque calde, convogliate in città da un acquedotto.

 

Quando la città fu distrutta da un terremoto nel 60 d.C., rifiutò l’aiuto dell’Impero Romano e volle ricostruire la città con le sue proprie risorse, dimostrando così la propria autonomia. Nel 364 d.C. Laodicea fu sede di un Concilio, che fissò il canone biblico. Nel luogo dove sorgeva l’antica città, distrutta dai Turchi nel 1402, c’è oggi un villaggio chiamato Eski-Hissar, e di quella fiorente città rimane soltanto un vecchio castello.

La comunità

Molto probabilmente la Comunità di Laodicea sia sorta per la testimonianza dei credenti di Efeso, in particolare per il ministerio di Epafra, quando Paolo si trovava ad Efeso. (Atti 19:10; Col.4:12-13) In Colossesi 4:15 apprendiamo che i credenti di Laodicea si riunivano in casa di un certo Ninfa. Paolo non ha mai visto i credenti di Laodicea, si è limitato a scrivere una lettera, che però andò perduta, ed una a Colosse, nella quale menziona la sua preghiera. (Col.2:1)  Tra le due comunità vi era una rapporto di comunione fraterna e l’Apostolo paolo chiese di scambiarsi le lettere, perché tutti i credenti potessero leggerle. ( Col. 4:16)

La constatazione

In tutte e sette le lettere, Dio ricorda a ciascuna delle Chiese “Io conosco le tue opere”, Egli conosce esattamente la condizione spirituale del cuore. Esse confermano a ciascuno di noi chi siamo realmente.

Gesù è: “ Amen”, la verità manifestata in carne, la verità in persona. ( Giov.1:14; 14:6) Cristo è la verità di Dio alla Sua Parola e l’espressione della Sua fedeltà nelle Sue promesse. Cristo è l’Amen di Dio al patto. ( Isaia 65:16)

“ Il testimone fedele e verace”, il degno di fede, Colui che parla ciò che è conforme alla verità. (Efes.4:21; Apoc.1:5)

“ Il principio della creazione di Dio”In Cristo tutto è stato cerato. ( Giov.1:3; Col. 1:15-17) La parola “principio” è nel significato attivo, quindi “ originatore”,e non in quello passivo, di “prima creatura”.

1° “ Tu non sei né freddo né fervente……sei tiepido”

Essere freddo è lo stato dell’uomo in convertito che vive nel peccato ed è estraneo alla vita dello Spirito di Dio; essere “ fervente o “caloroso” indica l’opera della Grazia di Dio, che ha agito sul cuore producendo ardore e zelo per il Signore e la Gloria del Suo Nome. ( Atti 18:25; Rom. 12:11) Il “ tiepido” è colui che si è “ affievolito nell’ardore spirituale”, vive una vita di apatia spirituale, è sonnacchioso, quando non c’è nessun sussulto del cuore davanti alla Parola di Dio, quando la consacrazione viene meno, quando il “sale diventa insipido”, quando la carità si raffredda, quando non si ha più voglia di essere attivi nell’opera del Signore e ci si adagia nella mediocrità. ( Matteo 24:12) Il “freddo” può rendersi conto della sua condizione spirituale; il “fervente” non ha nessun problema, ma il “tiepido” non è più disposto a tornare a Dio. E il Signore usa una metafora per illustrare quanto Gli sia in disgusto il credente che giace in tale condizione di apatia spirituale: Io ti vomiterò dalla bocca”. Le acque termali, incanalate per raggiungere Laodicea, si rinfrescavano lentamente e non erano utilizzabili per bere. Durante le feste la gente era abituata a bere bevande calde o fredde e mai tiepide, anzi nell’antichità l’acqua tiepida era usata per provocare il vomito. Ti rigetterò da Me ( greco: sto per vomitarti) e perirai.

 2° Tu dici La ragione della loro tiepidezza stava nell’orgoglio e nella visione distorta della loro ricchezza.

a)   Io sono ricco…mi sono arricchito…non ho bisogno di nulla

I credenti di Laodicea essendo molto ricchi, pensavano di non aver bisogno di nulla, ma non sapevano che le ricchezze temporali sono una minaccia per la vita spirituale. ( Salmo 62:10; 1 Tim.6:6-10) I credenti di Laodicea vivevano in case bellissime, indossavano eleganti vesti, possedevano carri lussuosi per spostarsi e non avevano badato alla loro condizione spirituale…erano “tiepidi”. La loro ricchezza era attribuita ai loro sforzi, alle loro capacità escludendo il Signore nella loro vita. ( 1 Cron.29:10-14) I Laodicesi erano talmente appagati nei beni materiali che non si rendevano conto delle necessità spirituali, e non sentivano il bisogno di conoscere meglio la Parola di Dio, di essere ripieni di Spirito Santo, pensando di fare a meno della presenza del Signore, t’antè che Lo avevano messo fuori dalla porta. ( Esodo 33:15-16; Giov.15:5) Il Signore, però, stava rivelando con la Sua Parola, l’esatta condizione spirituale di ogni singolo credente.

1° “ Tu non sai….che tu sei..infelice fra tutti….miserabile…povero…cieco..   Nudo”

Anche se ricchi, avevano un cuore infelice, erano degni ci compassione, pensavano di essere ricchi invece erano poveri perché mancava loro le ricchezze della Grazia Divina. L’orgoglio aveva oscurato la reale visione della vita e non vedevano la loro povertà, e anche se esteriormente erano ben vestiti, il loro interiore mancava della idonea copertura dei loro peccati.

2° Tutti quelli che amo, io li riprendo e li castigo

Il Signore rivela che dietro il Suo giusto giudizio ( ti vomiterò) non c’è risentimento e l’odio, ma l’amore, utilizzando ogni mezzo ed ogni disciplina per guarire le anime ( Ebr.12:11; Prov.15:10; 19:18) Il Signore sa che un intervento disciplinare, come la riprensione ed il castigo, rappresenta spesso una preziosa opportunità per il ravvedimento, e per riconsacrare la vita al Signore e vivere nel Suo timore. (Prov.3:11-12)

Il consiglio

Anche se i credenti di Laodicea erano in una condizione spirituale di “ tiepidezza”, per loro vi era ancora speranza di ravvedimento, perché nessuna condizione per il Signore è irrecuperabile, infatti il Signore da alcuni consigli a questi credenti:

1° Io ti consiglio di comprare da me

Il Signore non impone mai la Sua volontà agli uomini, ma consiglia sempre per il loro bene. Il verbo “ comprare” ci da l’idea di qualcuno che deve “agire per ottenere qualcosa di molto importante”. ( Isaia 55:1)

2°……dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca..

I Laodicesi avrebbero dovuto andare a Cristo e comprare da Lui “ l’oro raffinato” della Grazia divina, per la quale si sarebbero davvero arricchiti. ( Efes.2:7)

3°…..delle vesti bianche, affinché tu vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità..

Nella città si produceva e lavorava una lana di color “ nero”, la specificazione del color “ bianco” delle vesti aveva un particolare risalto. La “ veste bianca”, offerta dal Signore, descrive la purezza del perdono di Cristo, che copre la vergogna del peccato. Solo quella veste è idonea a coprire gli occhi di Dio. ( Apoc. 7:9)

 4°…..del collirio per ungerti gli occhi, affinché tu vegga..

Il Signore consiglia di prendere il vero “ collirio” che permette di vedere chiaramente la gloria di Dio a quanti ne sono diventati ciechi. ( Giov.9:39)

5° Abbi dunque zelo e ravvediti

Il Signore li vuole scuotere dal loro torpore spirituale con la Sua Parola, affinché reagiscono, essi dovevano agire con prontezza e fervore affinchè  si ravvedessero per vivere una vita esuberante. ( Fil.3:6; Tito 2:14)

6° Ecco il sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco.

Questa è una chiesa che ha messo fuori il Divino Salvatore, Gesù è alla porta e bussa. Poteva allontanarsi o sfondare quella porta, ma insiste per farsi ricevere per il loro bene. I credenti mettono la stanza ed il Signore porta la cena e dispensa le Sue benedizioni.

La concessione

Questa è l’ultima promessa fatta a chi vince:

1° Io ti darò di sedere con me sul mio trono

C’è un “ trono” per i credenti vittoriosi sul peccato, sul mondo e su Satana, essi regneranno con Cristo per l’eternità. ( Luca 12:32;22Tim.2:12; Apoc.5:10; 20:6; 22:5)

 Conclusione

Le lettere alle sette chiese dell’Asia Minore, sono state scritte per descrivere i problemi che dovevano affrontare i credenti di allora e che oggi dobbiamo affrontare, essi sono gli stessi di oggi: il pericolo sempre presente è abbandonare il primo amore (2:4); di temere le sofferenze ( 2:10); di abbandonare la sana dottrina (2:14-15); di tolleranza ( 2:20); di morte spirituale ( 3:1-2); di non essere fermi, stabili (3:11); di tiepidezza spirituale ( 3: 15-16).

Poiché è Cristo Stesso che ci parla per il nostro bene, teniamo fermamente la Parola della verità, e il Signore ci aiuterà a vincere e ci condurrà nel cielo per stare con Lui per l’Eternità.

A Dio sia la gloria…in Gesù, benedetto in Eterno.

  

GUARNIERI Giuliano

 

Chiesa Cristiana Evangelica ADI Battipaglia - Via Olevano, 37/39 - 84091 Battipaglia (SA)
Perchè Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia VITA ETERNA.Giov. 3:16

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Studi Biblici

Ente morale di culto D.P.R. 5.12.1959 n° 1349 , Legge 22.11.1988 n° 517